In ogni discussione sul futuro dei media, si ripete quasi sempre la stessa frase: "Il giornalismo tradizionale è finito, e il futuro appartiene interamente ai creatori di contenuti e ai social media". L'idea è allettante e facile da diffondere, specialmente quando vedi un giovane con un telefono raccogliere un milione di visualizzazioni mentre un prestigioso giornale vende o affitta la propria sede. Tuttavia, c'è una differenza fondamentale tra diagnosticare la crisi e comprendere la natura della cura. Quando si osservano da vicino i dati del mercato mediatico saudita in particolare, si scopre che il quadro è più complesso di quanto appaia in riunioni e articoli.
Il vero problema non è semplicemente il passaggio alle piattaforme digitali; questo cambiamento è già avvenuto ed è indiscutibile. La domanda più importante è: dove va a finire il denaro?
Secondo il rapporto sul mercato pubblicitario dell'Arabia Saudita pubblicato da The Report Cube nel 2025, la dimensione del mercato pubblicitario saudita ha superato i 6 miliardi di dollari, rendendolo il più grande del Golfo, un numero enorme per ogni standard.
Tuttavia, il quadro completo rivela un dettaglio preoccupante; uno studio sul mercato della pubblicità digitale in Arabia Saudita condotto da Ken Research mostra che Google e Meta catturano più del 70% della spesa pubblicitaria digitale in Arabia Saudita e nella regione.
Per dirla più chiaramente: quando consigli a un'istituzione mediatica saudita di compiere una piena trasformazione digitale e di affidarsi alle piattaforme, non la stai necessariamente salvando. La stai trasformando in un intermediario che raccoglie il pubblico e poi lo consegna a un'azienda di San Francisco.
Oggi le istituzioni mediatiche saudite non competono solo tra loro. MBC Group, SRMG e altre operano in un mercato in cui le piattaforme globali controllano la maggior parte dell'attenzione, della pubblicità e dei dati digitali, beneficiando di una base di utenti globale e di modelli di distribuzione e pubblicità che trascendono i mercati locali.
Questo spiega un fenomeno apparentemente contraddittorio: un'istituzione ottiene milioni di visualizzazioni ma affronta continue sfide finanziarie. La sola portata del pubblico non è più sufficiente per costruire un modello mediatico economicamente sostenibile, specialmente in un ambiente in cui le piattaforme digitali possiedono insieme gli strumenti di distribuzione, gli annunci, i dati e gli algoritmi, mentre il rapporto dell'istituzione con il pubblico rimane legato alle regole e ai costanti cambiamenti di quelle piattaforme.
Pertanto, la risposta non è abbandonare il giornalismo, ma ricostruire il suo modello di finanziamento. Il New York Times ha annunciato nei suoi risultati finanziari per il 2026 di aver superato i 13 milioni di abbonati, e i ricavi degli abbonamenti digitali nel solo primo trimestre hanno superato i 389 milioni di dollari. Il giornale non è sopravvissuto perché riporta le notizie più velocemente della piattaforma X, ma perché ha costruito un rapporto diretto con il suo lettore, lontano dalla mercé degli algoritmi. Si è espanso in contenuti specializzati, recensioni, analisi, podcast e persino giochi, il tutto con un unico obiettivo: che fosse l'istituzione a possedere il pubblico, non le piattaforme.
Anche The Atlantic e Der Spiegel raccontano la stessa storia: gli abbonamenti digitali e i contenuti analitici approfonditi non sono una scelta romantica per preservare lo "spirito del giornalismo"; erano un modello di business che resiste alla tempesta delle piattaforme.
La discussione di cui abbiamo bisogno oggi deve andare oltre la domanda "Dovremmo passare al digitale?" poiché questa domanda è superata. La domanda corretta oggi è: Come costruiamo un modello digitale che mantenga il denaro, i dati e il pubblico all'interno dell'istituzione?
Inizialmente, si può dire che raggiungere questo obiettivo passa attraverso cinque assi indispensabili: entrate dirette che non dipendano interamente dalla pubblicità, dati del pubblico posseduti dall'istituzione e non dalla piattaforma, abbonamenti o membership che costruiscano una vera fedeltà, prodotti digitali diversificati che vadano oltre notizie e scoop, e la capacità di distribuzione indipendente.
Infine, investire nei giovani talenti è una reale necessità, non un cliché. Ma un giovane talentuoso senza un'istituzione che lo protegga, e senza un modello finanziario che lo sostenga, finisce per arricchire una piattaforma straniera con contenuti gratuiti. La Silicon Valley è stata costruita dai giovani, sì, ma è stata costruita anche con modelli di business, investitori e strategie di revenue.
Il talento senza un'infrastruttura professionale non è un'industria mediatica; sono spettacoli gratuiti per un pubblico che non possiedi. Le visualizzazioni rapide creano un buzz temporaneo, mentre le istituzioni costruiscono valore che si accumula nel tempo. Il futuro dei media sauditi dipende dalla loro capacità di combinare entrambi, non di scegliere tra di essi.





